Argomenti in breve - anno 2001  




"Mucca pazza": Aspetti Psicologici e della Comunicazione

Dr. Stefano Cagno


La vicenda della cosiddetta "Mucca pazza" presenta risvolti psicologici interessanti, sia per quanto riguarda gli avvenimenti che hanno preceduto la diffusione della notizia attraverso i mezzi di comunicazione di massa, sia per quanto riguarda soprattutto i fatti più recenti.

Gli esseri umani tendono a negare o rimuovere gli avvenimenti e gli aspetti della realtà che presentano risvolti negativi. Tutto ciò è rassicurante, poiché ci da l'impressione che tutto vada bene e che dalla realtà noi non possiamo ricevere danni.

Così l'opinione pubblica, fino a pochissimo tempo fa, non si era mai posta il problema di come fosse possibile produrre tanta carne e con caratteristiche a volte decisamente poco naturali (vedere le cosiddette carni bianche).

Questi meccanismi psicologici non hanno nulla a che vedere con l'intelligenza: la tendenza a negare o rimuovere aspetti inquietanti della realtà riguarda sia le persone con quoziente intellettivo elevato, sia quelle con quoziente intellettivo basso: è insomma un meccanismo a cui, tutti, chi più chi meno, facciamo ricorso.

I mezzi di comunicazione di massa avevano già a metà degli anni Novanta riferito casi di Encefalopatia Spongiforme Bovina (BSE), meglio nota come "Morbo della Mucca pazza", ma tutto ciò era passato assolutamente sotto silenzio, sia, probabilmente, per la pressione di quanti erano coinvolti nella produzione della carne, ma anche perché l'opinione pubblica difficilmente si lascia coinvolgere su questioni che potrebbero essere dannose per la propria salute: preferisce lasciarsi rassicurare da vaghe e generiche garanzie.

A questo meccanismo fanno eccezione gli ipocondriaci, ossia quelle persone che colgono in ogni piccola variazione del proprio corpo i segni di una malattia.

Ad un certo punto i danni provocati dalla BSE sono diventati tanto evidenti che non si è più potuto fare a meno di negarli. Ora la psicologia collettiva commette l'errore opposto, ossia iperstima il rischio legato ad una singola assunzione di carne. Se infatti il rischio di contrarre questa patologia fosse legato, ad esempio, anche solo ad una sporadica assunzione di carne, tutte le persone che hanno mangiato negli ultimi anni la carne, sarebbero ad altissimo rischio e forse già ammalate.

Non bisogna dimenticare che l'incubazione della malattia è molto lunga, anche 10 e più anni. Le persone quindi che si sono recentemente ammalate, hanno contratto il morbo mangiando la carne molti anni fa. Famoso il caso di una ragazza britannica che era vegetariana da pochi anni e che comunque è morta per la carne che aveva mangiato negli anni precedenti. Quindi anche se oggi nessuno mangiasse più la carne, molte morti si verificheranno comunque negli anni a venire.

Allora, da un punto di vista della prevenzione, converrebbe astenersi dall'assunzione della carne per evitare, non il rischio di ammalarsi, quanto un ulteriore aumento del rischio di ammalarsi. La convinzione invece che non mangiando più carne si elimini il rischio di ammalarsi, rientra nuovamente nel caso precedente della negazione.

D'altro canto i mezzi di comunicazione di massa, spesso attualmente, più che sull'informazione oggettiva, puntano sul sensazionalismo e caricano le notizie con aspetti altamente emotivi. Tutto ciò si vede anche da un punto di vista formale.

Altre volte invece i giornalisti tendono ancora a presentare la questione come una esagerata preoccupazione. Così, a volte, viene utilizzato il termine di "psicosi" collettiva per quanto riguarda il timore della malattia. La "psicosi" però è un disordine mentale di particolare gravità, contraddistinto da un grado più o meno avanzato di disintegrazione della personalità per incapacità di valutazione adeguata della realtà.

Quindi si potrebbe parlare di "psicosi" se la gente si preoccupasse di un pericolo inesistente. In questo caso però il pericolo è reale, l'errore psicologico è quello di non avere mai dato un corretto peso a tale rischio.

Infine è interessante sottolineare anche il significato del termine "Mucca pazza". In questo caso infatti l'aggettivo "pazza" è usato assolutamente a sproposito. Le mucche presentano una andatura bizzarra, instabile, non perché pazze, aspetto questo, per altro, non dimostrabile negli animali, ma perché manifestano un danno organico che provoca incapacità a coordinare i movimenti muscolari in maniera adeguata.

Riguardo a tutta la storia del cosiddetto "Morbo della Mucca pazza" un aspetto è oggettivo: le preoccupazione e le denunce che ambientalisti e animalisti avevano manifestato negli anni passati, riguardo ai metodi di allevamento degli animali assolutamente innaturali, si sono dimostrate più che fondate. Tutto ciò dovrebbe indurre i politici e gli scienziati ad applicare d'ora in poi il Principio di precauzione, secondo cui dobbiamo astenerci da compiere interventi di cui non conosciamo le conseguenze e i potenziali danni, oppure, pur conoscendoli, non abbiamo gli strumenti per poterli risolvere.

Purtroppo i moltissimi vegetali e animali manipolati geneticamente ed ormai diffusi anche in ambiente naturale dimostrano che gli esseri umani, per il momento, dalla vicenda della BSE non hanno tratto alcun insegnamento.



Published Online: 08 Apr 2001 -- Copyright © by SSNV / All rights reserved.

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