| Rassegna |
Paul Cezanne, 1895 Uomo in piedi
|
 |
DIETA E CANCRO DELLA PROSTATA
Dr.ssa Luciana Baroni
(b.marjorie@tin.it) |
PREMESSA
Il cancro (k) della prostata è uno dei tumori maligni più comuni nei Paesi ricchi, dove costituisce
la seconda causa di morte (per neoplasia) nel maschio adulto.
Come accade per altri tipi di k, esistono evidenze epidemiologiche che basandosi sull'osservazione
dell'estrema variabilità clinica di questo tipo di tumore nei vari Paesi del mondo, conferiscono
importanza eziopatogenetica a fattori ambientali ed a fattori genetici
[Rowley_1997, Brawley_1998,
Williams_1999].
Per quanto riguarda i fattori ambientali -come per altri tipi di malattie- la mortalità per questo
tumore prevale nei Paesi evoluti e nei soggetti che, proveniendo da zone a basso rischio, migrano
in questi Paesi [Kolonel_1999].
Per contro, differenze nell'incidenza di questo tumore in popolazioni di razze diverse esposte agli
stessi fattori ambientali, possono essere spiegabili solamente con una diversa predisposizione
genetica alla malattia in questione; su questa causa di malattia è però utopistico -al momento attuale-
pensare di poter intervenire.
Tra le cause ambientali la dieta riveste il ruolo principale nel modulare il rischio di comparsa
(vedi poi) ed evoluzione della neoplasia [Clinton_1998] che, ricordiamo,
ha uno sviluppo molto lento nel corso degli anni, lasciando quindi ben sperare che con svariate
strategie, non ultimo un intervento nutrizionale adeguato, il decorso della malattia possa essere
positivamente influenzato [Meyer_1999].
Secondo alcuni Autori, comunque, le modificazioni dietetiche avrebbero effetto sulla progressione
ma non sulla comparsa del tumore [Friis_1994] perchè, a fronte di una
uguale distribuzione di lesioni microfocali in tutte le parti del mondo, la incidenza del tumore
clinicamente manifesto, come già detto, varia nei diversi Paesi [Fair_1997].
Il k prostatico è un tumore ormono-dipendente, e si è verificato che ha una minor incidenza nei
diabetici, che presentano livelli di testosterone ridotti
[Thompson_1989, Giovannucci_1998].
Una delle ipotesi che attualmente appaiono più promettenti nel rapporto dieta-k prostatico è quella
che mette in correlazione la carcinogenesi (nella fattispecie prostatica) con lo stress ossidativo;
gli androgeni stessi sono in grado di aumentare lo stress ossidativo in vitro su linee cellulari di
k prostatico.
La produzione di specie reattive dell'ossigeno provocherebbe nei tessuti modificazioni in senso
carcinogenetico: studi recenti mostrano come lo stress ossidativo sia maggiore nell'epitelio benigno
di pazienti con k prostatico rispetto a pazienti sani [Fleshner_1998].
Da qui si evince il razionale di utilizzare
sostanze nutritive con proprietà antiossidante, quindi selenio, vitamina C, vitamina E, vitamina D,
retinolo e carotenoidi (soprattutto lycopene), proteine della soia
[Thomas_1999] (vedi poi).
FATTORI DI RISCHIO NUTRIZIONALI
1. i grassi
Come per il k mammario, anche per il k prostatico una grossa responsabilità sembrerebbe averla
l'elevata introduzione di grassi dietetici, ma anche in questo caso non c'è completa concordanza
tra i vari Autori, e gli studi sono meno abbondanti.
A favore del ruolo carcinogenetico dei fattori dietetici in generale, e soprattutto degli acidi
grassi, prevalentemente di origine animale (acido alfa-linolenico, carne rossa), troviamo parecchi
studi anche recenti
[Hill_1987, Slattery_1990,
Bravo_1991, LaVecchia_1992,
Giovannucci_1993, Pienta_1993,
Friis_1994, Le Marchand_1994,
Rohan_1995,
Harvei_1997, Bakker_1997,
Rose_1997, Vlajinac_1997,
Willet_1997, Brawley_1998,
Fleshner_1998, Lee_1998,
Fradet_1999, Fraser_1999,
Hayes_1999, Kolonel_1999],
mentre altri Autori non condividono questa ipotesi o non ritengono che le nozioni acquisite al
momento attuale siano sufficientemente dirimenti
[MacLennan_1985, Hsing_1990,
Andersson_1996, Fair_1997,
Veierod_1997, Key_1997,
Schuurman_1999, Thomas_1999].
I grassi animali influenzerebbero negativamente anche l'aggressività del tumore e la sopravvivenza
dopo la diagnosi [West_1991, Meyer_1999].
Un recentissimo studio [Fradet_1999] su pazienti portatori di k prostatico
mostra come la riduzione del consumo di acidi grassi saturi della dieta intorno al 10% della
calorie totali abbia un rilevante effetto positivo sull'aumento della sopravvivenza: a conferma
di come la progressione della malattia, soprattutto in questi tempi che ci permettono di porre una
diagnosi clinica in molti casi estremamente precoce, potrebbe beneficiare anche di misure dietetiche,
rendendo la sopravvivenza dei malati compatibile con la naturale spettanza di vita dell'individuo.
Alcuni Autori riportano una correlazione positiva tra rischio ed assunzione di birra, carne,
latte e frutta [De Stefani_1995].
Più credibile appare la correlazione positiva con dieta ipercalorica ed obesità
[Snowdon_1984, Walker_1994,
Meyer_1997, Veierod_1997,
Rohan_1995].
Mutato tempore, potrebbe sembrare che in campo scientifico gli studi sul k prostatico stiano
ripercorrendo quanto già occorso per il k mammario, suo equivalente femminile. Ma anche se gli
studi in questo campo sono meno abbondanti, nel complesso risultano più ricchi di informazioni,
probabilmente perchè alcuni filoni di ricerca, col senno di poi, si sono sviluppati diversamente
e forse in modo più proficuo, rispetto a quanto accaduto per il k mammario, come vedremo in seguito.
Uno dei meccanismi attraverso il quale i grassi della dieta potrebbero modulare la carcinogenesi è
attraverso la loro influenza sulla sintesi di prostaglandine e leucotrieni
[Woutersen_1999].
Essendo inoltre il k prostatico un tumore ormono-dipendente, l'elevata assunzione di grassi
potrebbe agire attraverso la via ormonale, con aumento della stimolazione androgenica sulla
ghiandola [Brawley_2000].
2. il latte
La correlazione tra consumo di latte e k prostatico è stata descritta da oltre 10 anni
[Snowdon_1984, Rose_1986,
La Vecchia_1991, Le Marchand_1994,
Tzonou_1999].
Di recente è stato riportato un aumento di rischio del 50% [Chan_1998]
nei gran consumatori di questi prodotti.
Mentre tale correlazione era stata inizialmente attribuita al contenuto in grassi animali del
latte, riconducendola a quanto descritto al paragrafo precedente, studi recenti prendono in
considerazione solo la "non-fat-portion" del latte ed ipotizzano che la responsabilità di questa
correlazione sia invece dovuta soprattutto al suo contenuto in Calcio
[Grant_1999].
Tutti i cibi ricchi di Calcio sarebbero responsabili diretti di un "consumo" -con secondaria
riduzione dei livelli- di vitamina D nell'organismo (vedi poi).
FATTORI PROTETTIVI:
La riduzione nell'assunzione di alimenti "a rischio", da sola, non è sufficiente a spiegare
l'effetto protettivo attribuito alla dieta vegetariana, già osservato nei primi grossi studi
di popolazione [Hirayama_1978]. Proprio nei vegetali sono infatti
contenute delle sostanze dotate di azione preventiva nei confronti di questo tumore.
1. la vitamina D
L'effetto preventivo sulla carcinogenesi prostatica da parte della vitamina D è al momento attuale
una delle ipotesi più accreditate [Konety_1999], assieme all'effetto
protettivo del lycopene.
Ma i derivati del latte e la carne, pur contenendo questa vitamina, aumentebbero il rischio di
sviluppare il k prostatico riducendo secondariamente i livelli di questa vitamina
[Giovannucci_1998b]. Infatti da una parte l'elevata introduzione
di Calcio e Fosforo principalmente attraverso i derivati del latte, dall'altra l'introduzione di
proteine animali, che riducono il pH ematico, sono condizioni che sopprimono la produzione di vitamina D.
Inoltre l'assunzione di fruttosio riduce la Fosforemia, stimolando così la produzione di vitamina D.
Quindi, l'assunzione di Calcio risulta correlata positivamente con il rischio di k prostatico,
mentre l'assunzione di fruttosio risulta negativamente correlata.
Ed ecco un'ulteriore spiegazione del perchè la frutta abbia per se' effetto protettivo,
indipendentemente dalle vitamine ed oligoelementi che contiene: perchè è ricca di fruttosio
(che come anzidetto favorisce un'elevazione dei livelli di vitamina D)
[Giovannucci_1998a].
L'ipotesi "vitamina D", oltre a spiegare l'associazione positiva tra questo tumore ed i derivati
del latte [Grant_1999, Grant_2000], rende anche
ragione di come l'altro principale fattore ambientale descritto come protettivo sia l'esposizione
solare, che può avere effetti positivi anche a malattia iniziata (effetto già descritto con uno studio
sulla distribuzione geografica del k prostatico, che suffragava l'effetto protettivo delle radiazioni
UV -che aumentano i livelli di vitamina D- [Hanchette_1992]).
2. il lycopene
É tuttora controverso il ruolo di elevate dosi di "carotenoidi" nei confronti del rischio
di sviluppare k prostatico, [Kolonel_1987,
Ohno_1988, Oishi_1988,
Le Marchand_1991, Rohan_1995,
Kolonel_1996, Daviglus_1996,
Cooper_1999, Norrish_2000].
Tra i vari carotenoidi (alfa-carotene, beta-carotene, beta-cryptoxantina, luteina e lycopene)
parrebbe infatti che un ruolo protettivo rilevante riconducibile alle proprietà antiossidanti,
sia nei confronti della comparsa ma anche dell'aggressività del tumore, sia presente
chiaramente nel lycopene, e solo in particolari situazioni anche nel beta-carotene
[Giovannucci_1995, Gann_1999,
Rao_1999].
In frutta e verdura ma soprattutto in cibi a base di pomodoro sarebbero contenute sostanze
(forse non tutte ancora identificate) in grado di esercitare un effetto anti-carcinogenetico
soprattutto sulla prostata
[Grant_1999, Tzonou_1999].
Numerosi altri studi stressano questo concetto, come riportato in una recente rassegna
[Giovannucci_1999]: pomodori e/o lycopene risultano esercitare
un effetto preventivo per tumori anche in sedi anatomiche differenti dalla prostata.
Recentemente è stata segnalata anche una correlazione positiva tra rischio di k prostatico e
bassi livelli di vitamina E nei fumatori, meno significativa con il retinolo, non rilevante
la correlazione con vitamina C e carotene
[Eichholzer_1999].
3. i fitoestrogeni
Consumo di cereali, noci e soia sono altri fattori dietetici con proprietà preventive nei
confronti del k prostatico [Hebert_1998].
In particolare, tutti i vegetali ricchi in fitoestrogeni (appunto soia, cererali, noci),
avrebbero un effetto protettivo nei confronti di molti tumori, non ultimo quello della prostata
[Humfrey_1998].
Nel gruppo degli Avventisti, il consumo frequente di latte di soia comporta una riduzione del
rischio del 70% [Jacobsen_1998].
Essendo i fitoestrogeni dotati di attività ormonale estrogenica, può facilmente essere
ipotizzato che il loro ruolo protettivo segua la via ormonale
[Messina_1999, Stephens_1999].
Infatti in regioni a bassa incidenza di tumori ormono-dipendenti sono stati riscontrati nella
popolazione elevati livelli di fitoestrogeni
[Adlercreutz_1995a, Adlercreutz_1995b].
Queste sostanze hanno inoltre dimostrato di possedere proprietà antiossidanti e protettive
nei confronti della proliferazione di cellule maligne e della sintesi di fattori di crescita.
4. le proteine vegetali
Il k prostatico appare inoltre correlato con una situazione di insulino-resistenza dell'organismo
(con elevazione dei livelli di insulina) che può essere secondaria all'assunzione di grassi animali
od all'obesità (vedi quanto sopra riportato). Gli aminoacidi modulano la secrezione di Insulina e
Glucagone, quindi la composizione proteica della dieta è importante per l'equilibrio tra questi
due ormoni [McCarty_1999].
Le proteine vegetali, ricche in aminoacidi non-essenziali, aumentano soprattutto la produzione
di Glucagone, con secondaria down-regulation della secrezione e dei livelli di Insulina.
Ma le proteine vegatali riducono anche la sintesi epatica di IGF-I (Insulinlike-Growth-Factor)
e la sua potente attività carcinogena: questo fattore risulta essere presente in livelli
significativamente più bassi nei vegani, rispetto ai consumatori di prodotti animali (vegetariani
e meat-eater) [Allen_2000].
CONCLUSIONI
Evidenze scientifiche suggeriscono che differenze nella dieta possono rendere conto in gran parte
della diversa incidenza del k prostatico nelle varie parti del mondo [Yip_1999].
Appare ormai indiscusso come alcuni tipi di tumore, compreso quello prostatico, siano associati
alle abitudini alimentari occidentali.
Sin dai primi studi sulla popolazione degli Avventisti Californiani l'elevato consumo di frutta
(fresca o secca), pomodori, legumi, appariva protettivo nel confronti del rischio di sviluppare
il k prostatico [Mills_1989], ed il consumo di prodotti animali e/o l'obesità si
configuravano già come fattori di rischio [Snowdon_1984].
Il dato si è mantenuto nel tempo, infatti una recente pubblicazione [Fraser_1999]
riporta come i non-vegetariani abbiano più elevate probabilità di sviluppare k prostatico.
La dieta vegetariana, grazie al ridotto contenuto in grassi (comunque di origine vegetale!)
e di Calcio e Fosforo, e l'apporto di sostanze quali lycopene e fitoestrogeni, nonchè proteine
vegetali, appare possedere tutti i requisiti per la prevenzione del k prostatico.
Una dieta comprendente un'adeguata introduzione di fibre (con cereali, verdura, legumi e frutta)
associata ad una riduzione di calorie e grassi, può essere uno dei possibili approcci al problema
della prevenzione primaria e secondaria del k prostatico
[Williams_1999].
|
Adlercreutz H.
|
|
Phytoestrogens: epidemiology and a possible role in cancerprotection.
Environ Health Perspect, 1995 Oct;103 Suppl 7:103-12.
PMID: 8593855; UI: 96163764
|
 |
|
Allen NE, PN Appleby, GK Davey, TJ Key.
|
|
Hormones and diet: low insulin-like growth factor-I but normal bioavailable androgens in vegan men.
British Journal of Cancer, 2000 Jul; 83(1):95-97.
PMID: 10883675; UI: 20338734
|
 |
|
Chan JM, Giovannucci E, Andersson SO, Yuen J, Adami HO, Wolk A.
|
|
Dairy products, calcium, phosphorous, vitamin D, and risk of prostate cancer.
Cancer Causes Control, 1998 Dec;9(6):559-66.
PMID: 10189041; UI: 99202924
|
 |
|
Cooper DA, Eldridge AL, Peters JC.
|
|
Dietary carotenoids and certain cancers, heart disease, andage-related macular degeneration: a review of recent research.
Nutr Rev 1999 Jul;57(7):201-14.
PMID: 10453174; UI: 99382546
|
 |
|
Daviglus ML, Dyer AR, Persky V, Chavez N, Drum M, Goldberg J, Liu K, Morris DK,Shekelle RB, Stamler J.
|
|
Dietary beta-carotene, vitamin C, and risk of prostate cancer: results from the Western Electric Study.
Epidemiology, 1996 Sep;7(5):472-7.
PMID: 8862976; UI: 97016341
|
 |
|
Fraser GE.
|
|
Associations between diet and cancer, ischemic heart disease, andall-cause mortality in non-Hispanic white California Seventh-dayAdventists .
Am J Clin Nutr,1999 Sep;70(3 Suppl):532S-538S .
PMID: 10479227; UI: 99408692
e-mail: gfraser@sph.llu.edu
|
 |
|
Gaziano JM, Hennekens CH.
|
|
Dietary fat and risk of prostate cancer.
J Natl Cancer Inst, 1995 Oct 4;87(19):1427-8.
PMID: 7674326; UI: 95404639
|
 |
|
Giovannucci E.
|
|
Tomatoes, tomato-based products, lycopene, and cancer: review of the epidemiologic literature.
J Natl Cancer Inst, 1999 Feb 17;91(4):317-31.
PMID: 10050865; UI: 99158152
e-mail: edward.giovannucci@harvard.edu
|
 |
|
Gonder U et al.
|
|
Diet and the prevention of cancer.
BMJ 1999,Jul 17;319(7203):186; discussion 187-8.
PMID: 10406766; UI: 99335433
|
 |
|
Hanchette CL, Schwartz GG.
|
|
Geographic patterns of prostate cancer mortality. Evidence for a protective effect of ultraviolet radiation.
Cancer, 1992 Dec 15;70(12):2861-9.
PMID: 1451068; UI: 93082625
|
 |
|
Hayes RB, Ziegler RG, Gridley G, Swanson C, Greenberg RS, Swanson GM, Schoenberg JB, Silverman DT, Brown LM, Pottern LM, Liff J, Schwartz AG, Fraumeni JF Jr, Hoover RN.
|
|
Dietary factors and risks for prostate cancer among blacks and whites in the United States.
Cancer Epidemiol Biomarkers Prev, 1999 Jan;8(1):25-34.
PMID: 9950236; UI: 99133735
e-mail: hayesr@epndce.nci.nih.gov
|
 |
|
Hill MJ.
|
|
Dietary fat and human cancer.
Anticancer Res, 1987 May-Jun;7(3 Pt A):281-92 .
PMID: 3296942; UI: 87240091
|
 |
|
Hirayama T.
|
|
Epidemiology of prostate cancer with special reference to the role of diet.
Natl Cancer Inst Monogr, 1979 Nov;53:149-55.
PMID: 537622; UI: 80143129
|
 |
|
Hsing AW, McLaughlin JK, Schuman LM, Bjelke E, Gridley G, Wacholder S, Chien HT, Blot WJ.
|
|
Diet, tobacco use, and fatal prostate cancer: results from the Lutheran Brotherhood Cohort Study.
Cancer Res, 1990 Nov 1;50(21):6836-40.
PMID: 2208150; UI: 91004049
|
 |
|
Humfrey CD.
|
|
Phytoestrogens and human health effects: weighing up the current evidence.
Nat Toxins 1998;6(2):51-9.
PMID: 9888630; UI: 99103705
e-mail: cdnhl@le.ac.uk
|
 |
|
Jacobsen BK, Knutsen SF, Fraser GE.
|
|
Does high soy milk intake reduce prostate cancer incidence? The Adventist Health Study.
Cancer Causes Control, 1998 Dec;9(6):553-7.
PMID: 10189040; UI: 99202923
|
 |
|
La Vecchia C.
|
|
Cancers associated with high-fat diets.
J Natl Cancer Inst Monogr, 1992;(12):79-85.
PMID: 1616815; UI: 92313771
|
 |
|
Le Marchand L, Hankin JH, Kolonel LN, Wilkens LR.
|
|
Vegetable and fruit consumption in relation to prostate cancer risk in Hawaii: a reevaluation of the effect of dietary beta-carotene.
Am J Epidemiol, 1991 Feb 1;133(3):215-9.
PMID: 2000838; UI: 91157853
|
 |
|
MacLennan R.
|
|
Fat intake and cancer of the gastrointestinal tract and prostate.
Med Oncol Tumor Pharmacother, 1985;2(3):137-42.
PMID: 4068800; UI: 86064337
|
 |
|
McCarty MF.
|
|
Vegan proteins may reduce risk of cancer, obesity, and cardiovascular diseaseby promoting increased glucagon activity.
Med Hypotheses, 1999 Dec;53(6):459-85.
PMID: 10687887; UI: 20150595
|
 |
|
Messina MJ.
|
|
Legumes and soybeans: overview of their nutritional profiles and healtheffects.
Am J Clin Nutr, 1999 Sep;70(3 Suppl):439S-450S.
PMID: 10479216; UI: 99408681
e-mail: markm@olympus.net
|
 |
|
Mills PK.
|
|
Re: Nutritional and socioeconomic factors in relation to prostate cancer mortality: across-national study.
J Natl Cancer Inst. 1999 Apr 21;91(8):725-6.
PMID: 10218515; UI: 99232883
|
 |
|
Pienta KJ, Esper PS.
|
|
Risk factors for prostate cancer.
Ann Intern Med, 1993 May 15;118(10):793-803.
PMID: 8470854; UI: 93228273
|
 |
|
Pienta KJ, Esper PS.
|
|
Is dietary fat a risk factor for prostate cancer?.
J Natl Cancer Inst, 1993 Oct 6;85(19):1538-40.
PMID: 8411222; UI: 94016636
|
 |
|
Rohan TE, Howe GR, Burch JD, Jain M.
|
|
Dietary factors and risk of prostate cancer: a case-control study in Ontario, Canada.
Cancer Causes Control, 1995 Mar;6(2):145-54.
PMID: 7749054; UI: 95267977
|
 |
|
Rose DP, Boyar AP, Wynder EL..
|
|
International comparisons of mortality rates for cancer of the breast, ovary, prostate, and colon, and per capita food consumption.
Cancer, 1986 Dec 1;58(11):2363-71..
PMID: 3768832; UI: 87027938
|
 |
|
Rose DP.
|
|
Dietary fatty acids and prevention of hormone-responsive cancer.
Proc Soc Exp Biol Med1997 Nov;216(2):224-33.
PMID: 9349691; UI: 98007847
|
 |
|
Rowley KH, Mason MD.
|
|
The aetiology and pathogenesis of prostate cancer.
Clin Oncol (R Coll Radiol), 1997;9(4):213-8.
PMID: 9315393; UI: 97461026
|
 |
|
Steinmetz KA, Potter JD.
|
|
Vegetables, fruit, and cancer. I. Epidemiology.
Cancer Causes Control ,1991 Sep;2(5):325-57.
PMID: 1834240; UI: 92032508
|
 |
|
Steinmetz KA, Potter JD.
|
|
Vegetables, fruit, and cancer. II. Mechanisms.
Cancer Causes Control, 1991 Nov;2(6):427-42.
PMID: 1764568; UI: 92110498
|
 |
|
Stephens FO.
|
|
The rising incidence of breast cancer in women and prostate cancer in men.Dietary influences: a possible preventive role for nature's sex hormonemodifiers - the phytoestrogens.
Oncol Rep, 1999 Jul-Aug;6(4):865-70.
PMID: 10373672; UI: 99307635
|
 |
|
Thomas JA.
|
|
Diet, micronutrients, and the prostate gland.
Nutr Rev, 1999 Apr;57(4):95-103.
PMID: 10228346; UI: 99245030
|
 |
|
Walker AR.
|
|
Diet and cancer.
BMJ, 1994 Nov 26;309(6966):1439.
PMID: 7819866; UI: 95119711
|
 |
|
Willett WC.
|
|
Specific fatty acids and risks of breast and prostate cancer: dietary intake.
Am J Clin Nutr, 1997 Dec;66(6 Suppl):1557S-1563S .
PMID: 9394715; UI: 98056697
e-mail: dosulliv@sph.harvard.edu
|
 |
|
Yip I, Heber D, Aronson W.
|
|
Nutrition and prostate cancer.
Urol Clin North Am, 1999 May;26(2):403-11, x.
PMID: 1361562; UI: 99289912
|
 |
Published Online: 30 Aug 2000 -- Copyright © by SSNV / All rights reserved.
|
I contenuti di questa pagina web non hanno lo scopo di fornire consigli medici individuali.
Tutte le prescrizioni mediche vanno richieste direttamente a professionisti qualificati.
|