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17 Gennaio 2004

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Sono la mamma di due bambini di 3 e 5 anni, siamo semivegetariani da agosto.

Ai bambini ho cercato di spiegare in modo comprensibile per loro la nostra scelta e il motivo che ho addotto e che mangiando carne si uccidono animali, noi vogliamo bene agli animali e desideriamo non ucciderli.
Non ho specificato che sono convinta che la carne non faccia bene. A volte richiedono di mangiarla e ogni tanto cerco di fare eccezzioni, specificando bene che di eccezzioni si tratta e anche a scuola ho richiesto un menu privo di carne. Il piu grande ultimamente mi sta chiedendo spesso cosa mangiano gli animali, quali sono erbivori e quali carnivori e la piccola ha mostrato una grande empatia verso gli animali che comprende uccisi (es. il maiale in formato porchetta) rimanendo parecchio dispiaciuta: la domanda e quanto delle mie spiegazioni sono state comprese e quanto incide questa scelta imposta ad un'età in cui le scelte alimentari sono gia state instaurate da tempo?
La mia domanda è indirizzata allo psicologo, con il fine di conoscere i risvolti psicologi che posso esserci facendo questa scelta con bambini di 3 e 5 anni che hanno gia abitudini alimentari impostate. La mia paura e quella di creare un'attenzione eccessiva sul cibo, che so bene un momento delicato (sono maestra d'asilo), creando involontariamente qualche disagio. [P.]


Risposta a cura della dott.ssa FABIANA BERNARDUCCI, psicologa

I bambini iniziano a provare il sentimento dell'empatia all'età di due anni. Se il passaggio da un'abitude alimentare ad un'altra è graduale e non coercitivo, i bambini riescono a sopportarlo. Molto utili sono le spiegazioni, che lei essendo maestra saprà sicuramente dare utilizzando un linguaggio ed esempi adatti. Può sfruttare anche le fiabe, oppure i cartoni animati con gli animali come personaggi (Winnie the pooh, "galline in fuga" ecc) per aiutarli a capire che anche gli animali sono esseri che si divertono o soffrono proprio come noi.

Fa bene a concedergli di mangiare la carne quando lo richiedono perchè, come ho detto prima, la coercizione non porta a niente di buono: l'obiettivo di fondo non è tanto non mangiare carne, ma avere una coscienza nel mangiare. Con le opportune spiegazioni i bambini sono ingrado di comprenere che una fettina panata non è solo un oggetto presente nel piatto ma ha una origine (come tutto nella vita) e svilupperà i sentimenti giusti, allora il passaggio allo "stato mentale vegetariano" sarà naturale ed automatico. Utilizzi delle analogie spiegando loro l'origine dell'insalata, della frutta o quant'altro. Molto importante è la relazione tra lei ed il papà dei piccoli: tutto diviene molto più semplice se, nel caso in cui lui non condivida ma accetti il vegetarianesimo in famiglia, voi genitori sarete così abili da non far capire con i vostri comportamenti impliciti (sguardi, parole dette o non dette, leggere sfumature comportamentali, alle quali i bambini sono sensibilissimi) che non c'è un reale accordo tra voi: per i bambini la mamma ed il papà sono come un "unico elemento" e la percezione di un'ambivalenza del messaggio (mangiare animali è giusto, mangiare animali è sbagliato) e che, quindi, una parte di questo insieme discorda con l'altra crea degli squilibri interni.

Nel caso in cui, invece, malgrado tutto, nei bambini non si sviluppi la condizione mentale vegetariana, lo accetti: i figli non sono un prolungamento di noi stessi ma persone che hanno diritto alle loro scelte.




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