Microscopiche informazioni in etichetta, macroscopici effetti nel mondo: il caso del cioccolato

di Marco Zaffalon



Il cioccolato è un esempio emblematico di come valga la pena soffermarsi qualche istante sulle etichette.

Forse non tutti sanno che da Marzo 2000 l'Unione Europea ha reso possibile l'introduzione di grassi vegetali diversi dal burro di cacao (sino al 5% del peso totale) per la produzione del cioccolato. I grassi di sostituzione sono l'olio di Karitè, l'olio di palma e l'olio di semi di illipe. Naturalmente questi grassi sono meno costosi e pregiati del burro di cacao (che deve comunque essere presente in una certa quantità minima).

Italia e Spagna si sono opposte alla decisione richiedendo la denominazione di vendita "surrogato di cioccolato" per il prodotto di qualità inferiore. A Gennaio 2003, l'Unione Europea ha dato torto a Italia e Spagna in una sentenza senza appello. Il cioccolato modificato dovrà solamente indicare la dicitura "contiene grassi di sostituzione" nella lista degli ingredienti. L'informazione verrà quindi data in maniera sfumata e probabilmente in piccolo e in un luogo poco visibile.

Al di là del piacere di gustare un prodotto di qualità, vi sono altre ragioni per scegliere cioccolato non tagliato con grassi di sostituzione. I produttori di burro di cacao sono Paesi poveri che saranno fortemente penalizzati dalla direttiva dell'Unione. L'esportazione del burro di cacao rappresenta quasi il 40% del PIL Ghanese, il 38,7% del PIL della Costa d'Avorio e il 18% di quello del Camerun. Se gli otto stati che attualmente non usano materie grasse vegetali sostitutive cominciassero a farlo, si stima che complessivamente le esportazioni calerebbero di 65.000-130.000 tonnellate all'anno in tempi brevi e di 140.000-300.000 tonnellate all'anno in tempi lunghi. Gli effetti immediati, per il milione e duecentomila produttori e gli undici milioni di persone che dipendono direttamente dal raccolto, sarebbero disastrosi.

Chi trarrà vantaggio dalla direttiva dell'Unione saranno le grandi multinazionali del cacao che beneficeranno del fatto che le materie grasse vegetali sostitutive costano circa il 20% in meno rispetto al burro di cacao, e soprattutto del fatto che le stesse compagnie produttrici hanno perfezionato il modo di riprodurre sinteticamente i sostituti del burro di cacao partendo dall'olio di palma e dai semi di girasole e di colza. Un piccolo gesto di attenzione al supermercato da parte nostra, come consumatori, è paradossalmente sufficiente a ridurre, se non ad inibire, tutti questi effetti. Chi poi vuole veramente mangiare cioccolato senza rimorsi, ne troverà di ottima qualità tra i prodotti equi e solidali.

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Published Online: 1 Feb 2003 -- Copyright © by SSNV / All rights reserved.


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