Ho cinquant'anni, sono veterinario dipendente dell'ASL, inquadrato nell'area di controllo degli alimenti di origine animale. Nonostante i colleghi mi considerino un paradosso vivente, da un paio d'anni osservo un'alimentazione macrobiotica e vegana, condividendo, con piena convinzione, la vostra scelta e più che mai deciso a proseguire per questa strada.

Purtroppo venti giorni fa sono stato colpito da un infarto miocardico acuto: gli stessi medici del reparto di Cardiologia dove sono stato ricoverato per una settimana, hanno ammesso che le mie attuali caratteristiche sono agli antipodi della classica persona infartuata. Non possiedo, infatti, nessun fattore di rischio: fumo (ho smesso di fumare 20 anni fa), alcool, bevande eccitanti, vita sedentaria (ho sempre fatto un po' di sport), alimentazione con cibi contenenti grassi di origine animale, ipertensione arteriosa. I dati anamnestici sono stati prevedibilmente confermati dai valori riscontrati negli esami sierologici, risultati perfetti da ogni punto di vista. Escludendo i fattori di rischio, bisogna necessariamente prendere in considerazione i peccati di gioventù (fumo e alimentazione tradizionale con tendenza all'ipercolesterolemia ed ipertrigliceridia) e lo stress associato ad una base costituzionale emotiva. In effetti, dall'inizio dell'anno, ero ossessionato dall'idea di dover svolgere il mio compito ispettivo presso un macello privato dove abbattono 2500 suini al giorno. Lo stesso specialista mi ha peraltro prescritto una serie di esami al fine di escludere completamente carenze nutrizionali provocate dall'alimentazione vegana, carenze che potrebbero aver determinato una condizione di maggior coagulabilità del sangue con l'eventuale formazione del trombo coronarico. Siamo, ovviamente, nel campo delle ipotesi. Io resto fiducioso e ottimista, convinto, come del resto ha riconosciuto il medesimo cardiologo, che l'alimentazione vegana abbia contribuito a limitare i danni. [P.G.]


Risposta a cura della dr. LUCIANA BARONI, Neurologo, Geriatra, Presidente di SSNV

Credo che il ruolo del Suo stile di vita fino a 2 anni fa possa avere delle responsabilità, non so dirLe in che misura, ma sicuramente l'arteriosclerosi coronarica inizia già in giovane età, ed è grandemente influenzata dall'alimentazione e dal fumo, fattori di rischio che Lei nel passato ha avuto.

Non ci ha detto poi niente sulla Sua Familiarità, altro importante fattore di rischio per le malattie Cardiovascolari.

Va riflettuto sull'uso di alimenti cotti, previsto nell'alimentazione Macrobiotica, processo che inattiva molte vitamine (soprattutto la Vitamina C) e gli acidi grassi polinsaturi come l'alfa-linolenico, un omega-3 protettivo nei confronti dell'arteriosclerosi.

La dieta Vegana può essere responsabile solamente se Le dovessero riscontrare elevati livelli di Omocisteina, fattore di rischio di Arteriosclerosi recentemente riconosciuto, e che può colpire individui con carenza di Folati (non è il nostro caso) e/o Vitamina B12 (può essere il caso dei Vegani, non informati a sufficienza su questo "accorgimento" peculiare della dieta Vegana, che necessita un'integrazione a base di questa Vitamina, non presente nel regno vegetale).

Se però questo valore dovesse risultare nella norma, o solo lievemente alterato, credo che vada molto valorizzato il ruolo stressogeno giocato dal Suo tipo di lavoro. Mi permetto di suggerirLe di richiedere al Suo cardiologo un certificato medico dove questo concetto venga sostenuto, sulla base dei Suoi principi etici. Credo Lei possa pretendere ed ottenere un cambio di mansioni. Possiamo eventualmente parlarne con i nostri legali.

Nel frattempo Le consiglio di associare alla terapia prescritta anche dell'olio di lino crudo (ricchissimo in acido alfa-linolenico), che agisce positivamente sui fattori di rischio cardiovascolari.