| Fonte: BOLLETTINO CARDIOLOGICO Numero 101 - Novembre/Dicembre 2001 |
Fondato
nel 1988 ed edito dalla SIEPIS, il "BOLLETTINO CARDIOLOGICO" è
un mensile di cardiologia clinica, cardiochirurgia, cultura medica, attualità
sociali.In questo servizio affronteremo l'argomento dell'alimentazione vegetariana.Una
scelta, quella del vegetarismo o vegetarianesimo, che può essere adottata
per vari e diversi motivi, quali soprattutto: motivi di tipo etico, che implicano
il rifiuto a cibarsi di alimenti che richiedono sofferenza ed uccisione di animali;
di tipo eco-ambientale, come pure (e sempre più frequentemente negli
ultimi anni) motivi puramente salutistici. Nella grande maggioranza dei casi,
tuttavia, questi principali ordini di ragioni coesistono nella scelta di un'alimentazione
vegetariana, che, peraltro, come comprovati e sempre più numerosi studi
e ricerche nutrizionali confermano, risulta essere un valido mezzo di prevenzione
di molte malattie degenerative.
Quali che siano, in ogni occasione, i motivi ed i convincimenti all'origine
di tale "opzione" alimentare, abbiamo deciso in queste pagine di esaminare
(coerentemente, del resto, con l'impostazione di una rivista come "Bollettino
Cardiologico", sempre attenta al rigore delle ragioni scientifiche) gli
aspetti prettamente scientifico-nutrizionali che depongono a favore dell'alimentazione
vegetariana.
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E' con questa lieve variante terminologica che s'impone una preliminare distinzione.
Comunemente, ed in modo approssimativo, si usano definire "vegetariani"
coloro che escludono dalla propria alimentazione quotidiana il consumo di carne
e pesce. In realtà, all'interno della popolazione dei vegetariani (che
complessivamente, in Italia, sono oggi circa due milioni e mezzo) si possono
individuare due principali modelli alimentari: quello vegetariano propriamente
detto e quello vegetaliano (meglio noto con l'abbreviazione di vegano o vegan).
Entrambi i modelli di alimentazione sono accomunati dal fatto che escludono
il consumo di carne e di pesce, con la differenza sostanziale che:
I dati epidemiologici ottenuti da una moltitudine di studi scientifici dimostrano
che i vegetariani (1 -16) ed i vegani( 8
-14) godono complessivamente di salute migliore rispetto agli onnivori e
che, in particolare, beneficiano di un alto livello di protezione da malattie
anche degenerative. Gli studi scientifici internazionali basati, precisamente,
su raffronti fra popolazioni di carnivori (ovvero "onnivori") e popolazioni
di vegetariani/vegani in relazione al rischio di sviluppo di malattie degenerative,
quali soprattutto tumore, ipertensione, arteriosclerosi, infarto, ictus, diabete,
obesità, calcoli, sottolineano che tale rischio risulta notevolmente
ridotto nei vegetariani e nei vegani(1-16).
Per una disamina del tema trattato abbiamo contattato un esperto di primo piano
sull'argomento, il dr. Giuseppe Fariselli, medico chirurgo, specializzato in
oncologia, dirigente medico dell'Istituto Nazionale dei Tumori, membro del comitato
medico-scientifico dell'AVI, Associazione Vegetariana Italiana e Presidente
della stessa AVI*. Per gentile concessione dello stesso dr. Fariselli, riportiamo
alla tabella 1, in estratto, uno specchietto illustrativo degli argomenti di
tipo medico (17) riferiti, rispettivamente, all'alimentazione
carnea ed all'alimentazione vegetariana.
[*NdR: all'epoca della redazione dell'articolo]
Del rapporto alimentazione-tumori, già evidenziato poco sopra sulla
base di argomentazioni di tipo medico, così come puntualizzate dall'oncologo
dr. Fariselli, passiamo ora ad indicare alcune variabili quantitative. La tabella
che segue, di recente messa a punto dallo stesso dr. Fariselli, mostra in particolare
l'influenza dei cibi sui più diffusi tipi di tumore, e la percentuale
di tumori evitabili attraverso la dieta. In primo piano fra cibi che, consumati
regolarmente ogni giorno, contribuiscono a prevenire l'insorgenza dei tumori:
frutta, verdure, fibre.
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INFLUENZA DEI CIBI SU PRINCIPALI TUMORI
(Dr. Giuseppe Fariselli) | ||||
|---|---|---|---|---|
| tipo di tumore | numero annuale di casi nel mondo | cibi (ed altri fattori rapportabili alla dieta
/n.d.r.) Che prevengono = - Che favoriscono = + |
percentuale di tumori evitabili con la dieta | fattori non dietetici collegati al tumore |
| POLMONE |
1.320.000
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- frutta e verdura
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Dal 20 al 33%
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Fumo,
ambiente di lavoro |
| STOMACO |
1.015.000
|
- uso del frigorifero
- frutta e verdura + sale, grigliate |
Dal 66 al 75 %
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Infezione da Helicobacter Pylori
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| MAMMELLA |
900.000
|
- verdure
+ alcol, grassi + obesità |
Dal 33 al 50%
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Menarca precoce, patrimonio genetico, radiazioni
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| COLON e RETTO |
875.000
|
- fibre e verdura
- attività fisica + alcol, grassi |
Dal 66 al 75%
|
Colite ulcerosa,
patrimonio genetico |
| BOCCA e GOLA |
575.000
|
- frutta e verdura
+ alcol, grigliate |
Dal 33 al 50 %
|
Fumo,
tabacco masticato |
| FEGATO |
540.000
|
- frutta e verdura
+ alcol |
Dal 33 al 66 %
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HBV o HCV
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| COLLO UTERINO |
525.000
|
+ obesità
|
Dal 10 al 20 %
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Fumo, HPV
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| ESOFAGO |
480.000
|
- frutta e verdura
+ alcol |
Dal 50 al 75 %
|
Fumo
|
| PROSTATA |
400.000
|
+ grassi
|
Dal 10 al 20 %
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Sulla base dei numerosi studi di popolazioni disponibili nella letteratura
scientifica, la principale associazione di nutrizionisti americani, l'American
Dietetic Association (5), afferma che le diete vegetariane
o vegane correttamente seguite e bilanciate sono in grado di fornire all'organismo
un perfetto apporto proteico.
Molto interessanti al riguardo anche gli studi epidemiologici condotti sulla
popolazione rurale cinese (18 -19)(si veda in particolare
"Science" del maggio 1990), che hanno ampiamente evidenziato come
un apporto proteico in larghissima parte di fonte vegetale soddisfi in pieno
le esigenze nutrizionali anche di chi svolge usualmente lavori pesanti.
"Un preconcetto da sfatare, quindi, quello della (presunta) carenza proteica
nei vegetariani: tutti gli aminoacidi essenziali possono essere facilmente introdotti
con alimenti tra loro complementari, già esistenti nella cucina italiana
tradizionale", afferma la dr.ssa Luciana Baroni, specialista in Geriatria,
Gerontologia e Neurologia, dirigente medico presso l'ospedale Villa Salus di
Mestre e Presidente in carica della Società
Scientifica di Nutrizione Vegetariana, Milano. Spiega la stessa dr.ssa
Baroni: "Spesso si sente affermare che le proteine animali sarebbero proteine
"nobili" diversamente da quelle contenute nei vegetali. In realtà
questa affermazione ha ben poco fondamento. Infatti tutte le proteine sono costituite
da aminoacidi, alcuni dei quali possono essere sintetizzati dall'organismo umano
mentre altri (gli aminoacidi essenziali) devono necessariamente essere introdotti
con l'alimentazione. Le proteine contenute nei cibi animali contengono da sole
tutti questi aminoacidi nelle giuste proporzioni (quindi per i vegetariani il
problema non si pone neppure, dal momento che assumono uova e derivati del latte).
Per i vegani invece è necessaria una maggior attenzione nella pianificazione
della dieta, per essere certi di introdurre in giuste proporzioni questi aminoacidi".
Come deve regolarsi, nella dieta di tutti i giorni, chi voglia seguire un'alimentazione
propriamente vegana che garantisca un ottimale apporto proteico? Abbiamo chiesto
alla dr.ssa Baroni di illustrare ai nostri lettori quali siano gli accorgimenti
da seguire, che si basano su semplici principi nutrizionali. "Chiunque
assuma nell'arco della giornata dei cereali (pane, pasta, riso, etc.) e legumi
(come i fagioli, le lenticchie, i ceci,etc.) è in grado di ottenere facilmente
tutti gli aminoacidi necessari nelle giuste quantità e proporzioni (5,
24). Parliamo poi di giuste quantità (il fabbisogno proteico giornaliero
dell'adulto è solo di 1 grammo di proteine per Kg di peso corporeo al
giorno). Le diete attualmente in uso nella popolazione sono francamente iperproteiche
e dannose per la salute."
L'alimentazione vegana soddisfa pienamente questa esigenza, a patto che l'apporto
calorico complessivo sia adeguato (20-22). La soia è
poi l'unico legume in grado di fornire da solo tutti gli aminoacidi necessari
nelle giuste proporzioni (24), ma è controproducente
assumerne eccessive quantità. I vegetariani che mangiano latticini e
uova assumono ovviamente le stesse proteine animali della carne. Il vantaggio
di ricavare le proteine dai vegetali, anziché dai cibi animali - sottolinea
poi il presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
- è che, così facendo, si possono soddisfare i propri fabbisogni
alimentari senza introdurre colesterolo e grassi saturi, notoriamente deleteri
per la salute e presenti in tutti i cibi animali (5 - 6).
Inoltre le proteine animali, a differenza di quelle vegetali, aumentano considerevolmente
l'escrezione di calcio e di conseguenza il rischio di osteoporosi (25-28).
Secondo alcuni studi il consumo di queste proteine aumenterebbe anche il rischio
di contrarre patologie cardiovascolari e il diabete anche per bambini.
Se un'alimentazione vegetariana sia in grado di fornire all'organismo un ottimale livello di ferro (minerale che interviene, in particolare, nel trasporto dell'ossigeno e nella respirazione cellulare) e di vitamina B12 (sostanza indispensabile nella sintesi dell'emoglobina) è stato a lungo uno degli interrogativi principali che, con posizioni diverse, ha contrapposto i nutrizionisti a favore della tradizionale alimentazione onnivora/carnea ed i nutrizionisti a favore di un'alimentazione che escluda il consumo di carne. Nel corso degli ultimi decenni, tuttavia, anche su questo aspetto gli studi scientifici hanno fornito importanti conclusioni, dimostrando che una corretta ed equilibrata alimentazione vegetariana è in grado di mettere al riparo dal temuto rischio di carenza di ferro e di vitamina B12. Un po' più complessa risulterebbe la situazione per i vegani, per i quali il mantenimento dell'ottimale livello di ferro e di vitamina B12 nell'organismo richiede l'inclusione, nella dieta quotidiana, di cibi fortificati e/o integratori di queste sostanze. Dosaggi della ferritinemia e di vitamina B12, inoltre, sono i controlli che gli esperti consigliano di eseguire periodicamente a chi segue una dieta assolutamente vegetaliana, con una particolare raccomandazione per le donne vegan in stato di gravidanza o che allattano.
E - 1) IL FERRO NELL'ALIMENTAZIONE VEGETARIANA
(approfondimenti)
Al riparo dal rischio di anemia:accorgimenti dietetici
Di per sé, il ferro eme od emetico (quello contenuto nei tessuti animali) è più facilmente assimilabile dall'organismo, rispetto al ferro non-eme. E' però essenziale tenere presente che l'assorbimento nell'organismo del ferro non-eme può essere notevolmente facilitato, mettendo in pratica alcuni fondamentali accorgimenti alimentari, ed in particolare (5), accostando a cibi contenenti ferro dei cibi ricchi di vitamina C.
La carenza di ferro nell'organismo provoca, com'è noto, anemia. Il paventato timore, quindi (un timore alquanto diffuso fra i più), che il mancato consumo di carne possa determinare carenza di ferro conduce alla domanda: i vegetariani sono a rischio di anemia? Una risposta importante è ancora quella dell'American Dietetic Association (5), che ha ufficialmente affermato: "Sebbene le diete vegetariane risultino disporre di un maggior contenuto complessivo di ferro rispetto alle diete non-vegetariane, i depositi di ferro nell'organismo dei vegetariani sono più bassi, perché il ferro proveniente da alimenti vegetali viene assorbito in misura minore (29). L'importanza clinica di tale aspetto, se esiste, non è chiara, perché l'incidenza dell'anemia da deficienza di ferro è simile nei vegetariani e nei non-vegetariani (29).Se i dati epidemiologici indicano in tal senso un 'pareggio' fra vegetariani e non-vegetariani, che quindi smentisce il noto luogo comune secondo il quale i primi sarebbero, complessivamente, più a rischio di anemia, è altrettanto vero che per seguire correttamente una dieta vegetariana (come, del resto, per seguire correttamente qualsiasi altro tipo di dieta, compresa quella onnivora più tradizionale) che, in particolare, metta al riparo dal rischio di anemia, si rende indispensabile approfondire la conoscenza di alcuni principi nutrizionali e, nello specifico, la conoscenza di alcuni rapporti di "sinergia" nutrizionale fra diversi gruppi di cibi. Utili indicazioni al riguardo vengono anche in questo caso fornite da un recente lavoro del dr. Giuseppe Fariselli, qui di seguito riportate, per gentile concessione dello stesso autore.
E - 2) L'ANEMIA NEI VEGETARIANI
Dr. Giuseppe Fariselli
(estratto)L'alimentazione vegetariana, se non è attuata in modo razionale, può esporre al rischio di anemie. Questo avviene in particolare nella donna fertile con mestruazioni abbondanti e nelle diete vegetariane restrittive (vegetaliane e macrobiotiche) affrontate senza una sufficiente conoscenza delle linee-guida dell'alimentazione.
Premesso che ciò che rende sana l'alimentazione non è la quantità ma la qualità del cibo, bisogna ricordare che i processi di raffinazione e di conservazione degli alimenti fanno perdere buona parte delle vitamine e dei minerali fondamentali per prevenire le anemie. Ecco perché, pur consumando molto cibo siamo spesso denutriti: manchiamo cioè dei nutrienti. Di qui la necessità di utilizzare solo alimenti integrali, biologici, o meglio ancora biodinamici. Questi alimenti sono cari, ma è meglio investire nella salute che spendere poi per le medicine.
Neppure un'alimentazione corretta, ben bilanciata, ricca di cereali integrali, di frutta e verdura è sufficiente ad assicurare un apporto di nutrienti adeguato alle necessità dell'organismo se si trascurano gli effetti della conservazione e della cottura sul contenuto in vitamine e sali minerali dei cibi.
| LE VITAMINE INDISPENSABILI |
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E - 3) LA VITAMINA B12 NELL'ALIMENTAZIONE VEGETARIANA
(approfondimenti)Se una dieta vegetariana equilibrata è perfettamente in grado di soddisfare il fabbisogno di ferro, meno facilmente tale tipo di dieta risulterebbe poter soddisfare il fabbisogno di vitamina B12. Passando la parola alla dr.ssa Luciana Baroni riteniamo utile soffermarci ancora su questo importante aspetto dell'alimentazione vegetariana, anche per apprendere in quali direzioni, e con quali risultati, si siano sviluppati gli studi scientifici sul problema.
Dr.ssa Baroni, a che punto sono le conoscenze medico-scientifiche sul rapporto fra vitamina B12 ed alimentazione vegetariana? E come può essere prevenuto nell'ambito di una dieta vegetariana e vegana l'eventuale rischio di carenza di questa vitamina, indispensabile per la sintesi dell'emoglobina e la salute del sistema nervoso?
Negli ultimi anni la vitamina B12 sta suscitando un certo interesse tra i ricercatori che lavorano nel campo della nutrizione: numerosi studi scientifici attualmente disponibili dimostrano che la carenza di questa vitamina sarebbe meno rara di quanto un tempo si pensasse.
E' noto che alcuni soggetti, pur assumendo adeguate quantità di questa vitamina attraverso la dieta, possono svilupparne una carenza.
E' il caso degli alcolisti, degli anziani e di tutti i soggetti che hanno un'inadeguata produzione da parte dello stomaco del "Fattore Intrinseco", essenziale per l'assorbimento della B12.
Tuttavia, tra le persone che seguono una dieta vegetariana (e soprattutto vegana) la causa di gran lunga più comune di carenza di vitamina B12 è l'insufficiente apporto attraverso la dieta.
Com'è noto questa vitamina è contenuta esclusivamente nei cibi animali (latticini, uova e, ovviamente, carne e pesce), in alcuni lieviti alimentari specifici (che non ci risultano disponibili in Italia, diversamente che in USA ed in Gran Bretagna) e nei cibi vegetali fortificati (es. alcuni hamburger vegetali, alcuni cereali e latte di soia fortificato).
Si sente talvolta dire che tutti i lieviti alimentari, incluso il lievito di birra, il germe di grano, le alghe, il tempeh, il miso ed i cibi biologici non accuratamente lavati conterrebbero quantità adeguate di B12. Tutti i dati scientifici disponibili ad oggi dimostrano che ciò non è vero: tali cibi non contengono affatto vitamina B12, oppure contengono delle sostanze analoghe ma biologicamente inattive per l'organismo umano. Oppure ancora contengono vitamina B12 attiva, ma in quantità del tutto inadeguate e per di più molto variabili (alcune alghe possono contenere quantità di B12 che variano a seconda della loro provenienza).
Da quanto fin qui detto si potrebbe concludere che la carenza di questa vitamina è un problema che riguarda solo i vegani e non i vegetariani, poiché questi ultimi consumano anche latte ed uova, cibi di origine animale. Purtroppo ciò non è sempre vero. Esiste infatti una notevole variabilità di consumo di tali prodotti anche in una dieta vegetariana. Ci sono vegetariani abituati a consumare latte ogni mattina, formaggio in ogni pasto e magari una media di un uovo al giorno tra frittate e prodotti che contengono uova (pasta, dolci, salse, ecc.). Questi vegetariani probabilmente assumono quantità più che sufficienti di questa vitamina, a meno che non abbiano problemi di assorbimento (che possono essere congeniti od acquisiti). Il problema è che il vantaggio per lo stato di salute, raggiunto assumendo in tal modo dosi adeguate di vitamina B12, viene inficiato dagli altri nutrienti contenuti in questi cibi di derivazione animale, che così verrebbero assunti in elevate quantità: grassi saturi, colesterolo e proteine animali, cioè sostanze incontrovertibilmente associate ad un aumento del rischio di patologie degenerative quali infarto, arteriosclerosi, cancro, diabete, ecc.
Invece il problema si pone sempre per i vegani, che non dispongono di alcuna fonte alimentare affidabile di questa vitamina se non usano alimenti fortificati od integratori alimentari.Quindi, chi invece si improvvisasse in una dieta rigidamente vegana senza tener conto di questa raccomandazione, ovvero senza arricchire la propria alimentazione di tutti i giorni con integratori di vitamina B12, a quali danni per la salute si esporrebbe? Con quali conseguenze anche nel lungo periodo?
I sintomi clinici caratteristici della sindrome da carenza di vitamina B12 possono manifestarsi anche dopo anni dall'inizio di una dieta priva o comunque decisamente carente di B12 (anche nel caso di vegetariani che mangino latticini ed uova solo sporadicamente). In alcuni casi la carenza può restare apparentemente asintomatica anche per oltre 20 anni.
In ogni caso le conseguenze, in primis a carico del sistema nervoso, possono essere anche molto gravi se l'ipo-avitaminosi non viene corretta con l'assunzione di integratori.Come dovrebbe comportarsi, in pratica, il vegetariano che sia già a rischio di questa carenza vitaminica? E inoltre, potrebbe fornirci qualche indicazione particolareggiata su dosi ottimali delle supplementazioni alimentari?
La cosa più saggia è usare regolarmente vari prodotti fortificati con questa vitamina, verificando attentamente il loro contenuto di B12, dato che alcuni di questi prodotti ne contengono quantità minime (la dose giornaliera consigliabile di B12 è di 2 microgrammi, ed alcuni hamburger di soia contengono poco più di 0.5 microgrammi per 100 g di prodotto). Una soluzione per certi versi più facile è quella di assumere regolarmente degli integratori (una dose di 100-500 microgrammi per settimana è generalmente adeguata, anche se sarebbe meglio consumare questi integratori più volte alla settimana). Per vegani e vegetariani di lunga data è consigliabile verificare periodicamente i propri livelli plasmatici di B12 (e, ove disponibile il test, di omocisteina). Nel caso di livelli ematici di B12 inferiori alla norma è opportuno assumere degli integratori preferibilmente sublinguali, per ricostituire le scorte di vitamina del proprio organismo. In seguito ognuno può scegliere se usare integratori di B12 vegani (preferibilmente più volte la settimana) oppure consumare regolarmente cibi fortificati, facendo attenzione che il loro apporto reale di questa vitamina sia comunque superiore ai 2 microgrammi al giorno.
Per una conoscenza degli studi scientifici che promuovono per bambini e neonati una dieta vegana, eventualmente arricchita di alcuni integratori, ricordiamo in particolare gli articoli apparsi lo scorso giugno sul Journal of the American Dietetic Association, e precisamente:
Affermano sull'argomento i ricercatori scientifici: "Una dieta vegana correttamente pianificata può soddisfare il fabbisogno nutrizionale dei bambini piccoli. La American Dietetic Association e la American Academy of Pediatrics sottolineano che le diete vegane possono favorire una normale crescita infantile." E ancora, anche a proposito dell'allattamento al seno da madri vegane: "La composizione del latte materno è simile a quella delle madri non vegetariane, tranne che per la composizione dei grassi. Per l'età compresa fra i primi 4 e 6 mesi di vita, l'unico cibo dovrebbe essere costituito da latte materno, o come eventuale alternativa da un latte a base di soia specificamente formulato per l'infanzia. Fino all'età di un anno il latte di soia comunemente in commercio non dovrebbe essere la bevanda principale. I bambini vegani allattati con latte materno potrebbero necessitare di supplementi di vitamina B12 qualora la dieta materna fosse inadeguata; i bambini un po' più grandi d'età potrebbero necessitare di supplemento di zinco e di fonti affidabili di ferro e di vitamine D e B12. L'introduzione, a tempo opportuno, di cibi solidi nella dieta dei bambini vegani sarà simile a quella raccomandata per i bambini non vegetariani. Tofu, legumi secchi, e cibi analoghi come fonti proteiche vanno introdotti nella dieta intorno ai 7-8 mesi di età. Le diete vegane possono essere pianificate in modo da essere adeguate sotto il profilo nutrizionale e favorire la crescita dei bambini".
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PROGRAMMA DI NUTRIZIONE SUGGERITO PER NEONATI VEGANI,DI
ETA' COMPRESA FRA I 4 E I 12 MESI (*)
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Cibi
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4-6 mesi
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6-8 mesi
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8-10 mesi
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10-12 mesi
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Latte
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Latte umano o in formulazione di soia
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Latte umano o in formulazione di soia
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Latte umano o in formulazione di soia
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Latte umano o in formulazione di soia
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Cereali e pane
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Cereali per l'infanzia fortificati di ferro ( l'introduzione
nella dieta può essere rimandata ai 6 mesi d'età)
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Cereali per l'infanzia,crackers,
pane da toast, cereali secchi non dolcificati |
Cereali per l'infanzia,crackers,
pane da toast, cereali secchi non dolcificati, pane soffice |
Cereali per l'infanzia,crackers,
pane da toast, cereali secchi non dolcificati, pane soffice, riso, pasta |
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Frutta
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Niente
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Passati di frutta,
succhi di frutta |
Frutta tenera o cotta,succhi di frutta
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Frutta tenera in barattolo o cotta,frutta fresca sbucciata,
succhi di frutta
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Verdure
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Niente
|
Passati di verdura,
succhi di verdura |
Verdura tenera, cotta e schiacciata,
succhi di verdura |
Verdura tenera e cotta ridotta in pezzi, succhi di verdura
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Legumi
|
Niente
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Tofu,purè di legumi,yogurt di soia (a 7-8 mesi)
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Tofu, purè di legumi, formaggio di soia, yogurt
di soia
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Tofu,legumi schiacciati, formaggio di soia, yogurt di
soia, pezzi di burger di soia ridotti in bocconcini, tempeh
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| Nota: la sovrapposizione delle età (indicate nella tabella stessa-n.d.r.) è in relazione alla variabilità dell'andamento della crescita | ||||
(*) cfr Tabella 2 in "Consideration in planning vegan diets: Infants"- Ann Reed Mangel, PHD, RD, FADA; Virginia Messina, MHD, RD - in J Am Diet Assoc 2001;101:670-677.
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