Blackberry I, Kouris-Blazos A, Wahlqvist ML, Steen B, Lukito W, Horie Y.
Public Health Division, National Ageing Research Institute, Melbourne, Australia
Originale: Blackberry I, Kouris-Blazos A, Wahlqvist ML,
Steen B, Lukito W, Horie Y. Legumes: the most important dietary predictor of
survival in older people of different ethnicities, Asia Pac
J Clin Nutr. 2004;13(Suppl):S126.
Introduzione: La Nutrizione riveste un ruolo importante nel mantenimento e nel miglioramento della spettanza di vita dell'uomo. Il "Food Habits in Later Life" (FHILL, Abitudini di vita in tarda età) è uno studio cross-culturale condotto con il patrocinio della International Union of Nutritional Sciences (IUNS, Unione Internazionale di Scienze della Nutrizione) e la World Health Organization (WHO, Organizzazione Mondiale della Sanità). Sono stati raccolti dati all'inizio dello studio su abitudini dietetiche, stato di salute e stato socio-economico di 5 coorti (= gruppi di soggetti) di età superiore ai 70 anni (Giapponesi in Giappone, Svedesi in Svezia, Anglo-celtici in Australia, Greci in Australia e Grecia).
Obbiettivo: Identificare predittore dietetici protettivi tra le persone anziane più longeve (n=785) della popolazione del FHILL, dopo aggiustamento per gruppo etnico di appartenenza.
Metodi: E' stato utilizzato il questionario FFQ (questionario sulla frequenza di assunzione del cibo) per raccogliere i dati relativi all'assunzione di cibo in tutte le coorti ad eccezione di quella Giapponese, nella quale è stato utilizzato un altro metodo (metodo di pesatura tripla). Le assunzioni in grammi/settimana sono state calcolate moltiplicando le dimensioni della porzione per la frequenza settimanale di assunzione. Questi valori sono poi stati ulteriormente trasformati in grammi/giorno, e sono stati aggiustati a 2500 kcal (10,460 kJ) per gli uomini e 2000 kcal (8,368 kJ) per le donne.
I dati raccolti sul cibo sono stati raggruppati all'interno di 9 gruppi alimentari basati sui criteri chiave della Dieta Mediterranea Tradizionale (verdura, legumi, frutta fresca e secca, cereali -inclusi i tuberi amidacei-, latticini, carne, pesce, rapporto acidi grassi saturi:monoinsaturi, ed etanolo). I dati sulla mortalità per tutte le cause sono stati ottenuti durante un follow-up di 7 anni. E' stato sviluppato il modello "Alternative Cox Proportional Hazard", aggiustato per età al momento del reclutamento (a intervalli di 5 anni), sesso, e abitudine al fumo, per l'analisi dei dati di sopravvivenza. Ciascun modello di Cox è stato confrontato ai controlli per etnia e luogo di residenza della coorte.
Risultati: I risultati si sono dimostrati plausibili, consistenti e statisticamente significativi per i dati collettivi delle coorti solamente per l'assunzione di legumi. E' stata verificata la presenza di una riduzione del rischio di morte del 7% - 8% per ogni aumento di 20 grammi nell'assunzione di legumi, sia aggiustato per etnia e residenza (RR 0.92; 95% CI 0.85 - 0.99) che non aggiustato per le medesime variabili (RR 0.93; 95% CI 0.87 - 0.99).
Conclusioni: Questo studio longitudinale dimostra che elevate assunzioni di legumi risultano essere il fattore dietetico protettivo meglio predittivo di sopravvivenza nella popolazione anziana, indipendentemente dal tipo di etnia. L'effetto significativo dei legumi è persistito anche dopo l'aggiustamento per età al reclutamento (a intervalli di 5 anni), sesso, e abitudine al fumo. I legumi sono stati associati ad abitudini alimentari di culture longeve come quella Giapponese (soia, tofu, natto, miso), la Svedese (piselli e fagioli), e quella Mediterranea (lenticchie, ceci e fagioli bianchi).