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Questo studio mette in relazione l'elevato consumo di vegetali che contengono vitamina C e l'aumento dell'IGF-1 nel plasma, ritenete verosimile questo rischio anche nella dieta vegan?
https://www.scienzavegetariana.it/forum/viewtopic.php?t=153 [M.B.]
Risposta a cura della dott.ssa MICHELA DE PETRIS, Specialista in Scienza dell'Alimentazione
Sempre più numerosi lavori scientifici documentano come lo stile alimentare sia in grado di influenzare la sintesi e la biodisponibilità degli ormoni anabolici (insulina, GH, IGF-1, androgeni ed estrogeni) giocando un ruolo determinante nella promozione dei tumori ormono-sensibili (mammella, prostata, colon).
In particolare, i due elementi maggiormente responsabili della risposta ormono-metabolica da parte dell'organismo sono l'apporto energetico ed il contenuto proteico dei cibi.
IGF-1 è un ormone di sintesi epatica con il compito di indurre lo sviluppo e la proliferazione cellulare; l'elevata assunzione di proteine (soprattutto animali) rappresenta lo stimolo principale per il rilascio di IGF-1 da parte del fegato.
Le IGFBP sono delle proteine epatiche con funzione di trasporto; legano l'IGF-1 circolante e ne riducono la possibilità di agire sui tessuti diminuendo lo stimolo proliferativo sulle cellule.
Esistono almeno 6 tipi diversi di IGFBP; la frazione più abbondante è rappresentata dall'IGFBP-3 che presenta anche la maggior affinità per l'IGF-1.
Un'alimentazione ipercalorica, iperproteica o sbilanciata è specificatamente in grado di far aumentare i livelli ematici di IGF-1 e di diminuire quelli di IGFBP-3 determinando un netto impulso anabolico che stimola la crescita delle cellule sane, di quelle mutate ed anche di quelle già cancerose.
Lo studio di Tran ed al, recentemente apparso sulla rivista Am. J. Clin. Nutr. (dicembre 2006), è l'unico in letteratura che finora abbia ipotizzato un legame fra consumo di agrumi e di vit. C ed incremento di IGF-1 con riduzione di IGFBP-3.
Dall'analisi delle pubblicazioni scientifiche effettuate in questo ambito, nessuna correlazione certa è stata dimostrata fra assunzione di frutta ed aumento della sintesi epatica di IGF-1.
I dati proposti da Tran sono sicuramente meritevoli di osservazione e di approfondimento anche se, allo stato attuale, non vi è altra riprova di ciò che ha trovato con il suo lavoro.
La medicina si basa su continue prove, approfondimenti e conferme per accertarsi che ciò che emergere da una ricerca non sia solo un evento casuale o il frutto di errori di metodo o di analisi; un primo e singolo dato deve essere verificato e confermato da altri lavori prima di diventare evidenza scientifica.
A favore di un'alimentazione prevalentemente di tipo vegetale vi sono ormai innumerevoli dati statistici.
La frutta è molto ricca di antiossidanti, vitamine e fibre che proteggono e riducono il rischio di numerose forme tumorali, ma contiene anche altre molecole chiamate poliammine che stimolano specificatamente la crescita cellulare.
Le poliammine si concentrano al di sotto della buccia, sono particolarmente abbondanti negli agrumi e sembra che vengano parzialmente inattivate dal calore.
In virtù di queste evidenze si consiglia certamente di favorire il consumo di frutta, ma senza esagerare; due o tre pezzi al giorno sono il giusto compromesso fra apporto di nutrienti benefici ed assunzione di poliammine che, promuovendo la proliferazione cellulare, possono indurre anche la crescita di cellule anomale o pre-cancerose.